La mia avventura nel mondo delle arti creative parte da lontano.
Ho un diploma in grafica pubblicitaria e ho lavorato in piccole agenzie in un periodo in cui le idee prendevano ancora vita soprattutto su carta, tra tempere, Pantoni e lavori realizzati a mano.
Forse è proprio lì che è nato quel bisogno di creare con le mani che, in forme diverse, mi ha sempre accompagnata. Con il tempo le cose sono cambiate, gli strumenti si sono evoluti, ma quella passione per il fatto a mano è rimasta.
Fino a quando, circa dieci anni fa, ho incontrato lo scrapbooking e, naturalmente, Il Negozio della Mamma di Clè.
Tutto per colpa di una fustella a forma di bicicletta
All’inizio, come per molte di noi, il mio grande punto di riferimento era Pinterest. Guardavo progetti, salvavo idee, scoprivo tecniche…Ma prima o poi, per passare dalle immagini alla realtà, servono i materiali. E io, nello specifico, avevo bisogno di una cosa ben precisa: una fustella a forma di bicicletta.
Fu cercando quella che scoprii che, praticamente a due passi da casa, c’era quello che per me sarebbe presto diventato una specie di paradiso. Mi fiondai lì.
Solo che Il Negozio della Mamma di Clè era ancora in bozzolo.
Ad accogliermi trovai una deliziosa ragazza bruna che si aggirava tra scaffali di pasta e salumi e che mi aiutò a trovare la famosa fustella. Quella ragazza era Clelia e da quella bicicletta in poi, il passo fu decisamente breve.
Noi siamo “le clienti del sabato”
Arrivarono i Make and Take, dai quali uscivo puntualmente con quelli che ai miei occhi erano meravigliosi tesori. E poi i corsi. I sabati mattina trascorsi insieme diventarono presto un appuntamento fisso.
Ho imparato tantissimo da Clelia, un’insegnante bravissima alla quale, incredibilmente, bastava un Post-it per segnarsi tutti gli appunti. Ma la cosa più importante che ho trovato in quei sabati non è stata una tecnica e nemmeno una fustella. Ho trovato delle persone, un gruppo speciale al quale ancora oggi voglio molto bene. Noi siamo le clienti del sabato.
Poi arrivò il Covid
A un certo punto quei sabati ci sono stati tolti, almeno fisicamente.
Con il Covid non potevamo più ritrovarci intorno allo stesso tavolo, ma questo non significava che avessimo intenzione di rinunciare a stare insieme e a creare. Così abbiamo continuato a vederci online, abbiamo realizzato progetti a distanza con la stessa voglia di sempre, continuando a condividere idee, chiacchiere e creatività. Per me è stato molto importante.
Quel legame e quegli appuntamenti mi hanno aiutata ad attraversare un periodo difficile, anche dal punto di vista personale. E credo sia stato allora che ho capito ancora meglio una cosa: lo scrapbooking non era più soltanto un hobby, era diventato anche uno spazio di relazione.
Dal sabato mattina al live del sabato pomeriggio
Poi le cose sono cambiate ancora e siamo arrivate ai live del sabato pomeriggio.
Tra risate, canzoni e chiacchiere, partiamo dalle release mensili di Clelia e alla fine portiamo a casa un progetto. Ma, almeno per me, il progetto è soltanto una parte di quello che succede. È un altro modo per continuare a condividere la nostra creatività senza stress e senza giudizi, con la curiosità di vedere quello che stanno facendo le altre e la gioia di creare insieme.
Perché possiamo partire tutte dalle stesse carte e dagli stessi materiali, poi ognuna prende la propria strada. Ed è proprio questo il bello.
Da allieva a… teacher
Oggi una delle cose che mi rende più felice è trasformare carta, fustelle e fotografie in album che custodiscono memorie tangibili. Ricordi che possiamo sfogliare, toccare e ritrovare nel tempo.
E qualche volta mi capita anche di passare dall’altra parte e giocare il ruolo di teacher, guidando altre persone nella realizzazione dei loro progetti e, in fondo, aiutandole a trovare un modo personale per custodire i propri ricordi. Se penso a quella prima fustella a forma di bicicletta, un po’ mi viene da sorridere.
Purché si crei
Non c’è però soltanto la carta: amo sperimentare con i colori e passare dalle matite colorate agli acquerelli, fino ai pennarelli ad alcool. La tecnica può cambiare, il materiale anche. La cosa importante, per me, è una sola: creare, provare, sperimentare, scoprire che cosa succede.
E magari anche sbagliare strada per poi trovarne un’altra più interessante.
Un tavolo pieno di carta può avvicinare le persone
Sono timida.
Cerco di nasconderlo sotto una finta naturalezza — almeno spero che funzioni! — eppure amo profondamente il contatto con le altre amiche scrapper. Forse perché intorno a un tavolo pieno di carte, fustelle, colori e attrezzi succede qualcosa di particolare. Si crea un progetto, certo, ma contemporaneamente si creano connessioni. Ci si scambia un consiglio, si guarda quello che sta facendo la persona accanto. Si chiede come abbia ottenuto quell’effetto, si ride, si impara.
E la creatività diventa quasi un ponte tra le persone. È probabilmente questa la cosa più importante che lo scrapbooking mi ha insegnato in questi anni.
Le tecniche cambiano, i materiali si moltiplicano. I progetti diventano sempre più elaborati — e qualche volta persino troppo spessi per chiudersi!
Ma c’è una cosa della quale continuo a essere convinta: il fatto a mano non passa mai di moda.
Get ready to have fun
Get messy
Get your hands stained
And craft your heart out 💙

Una risposta
Ciao Mariella,si gli approcci a questo meraviglioso mondo sono diversi per ogniuna di noi,però ci unisce tutte insieme e le distanze le spezza,perché specie nei live ci rende un tutt’uno,diciamo che in questo bellissimo salottino ,si yrova ciò che ci fa star bene con noi stesse e con gli altri. Ciao cara ,bacioni,bacioni.