Sono Patrizia. Ma sono anche zia Trì, La Germanella e Pastriziando.
Insomma, ho mille sfaccettature. Come si dice dalle mie parti, in Veneto:
“Faso tutto mi.”
Oppure, più semplicemente:
“Sono tutta mi.”
E forse è proprio da qui che bisogna partire per raccontarvi chi sono.
Il mio incontro con lo scrapbooking
Ho conosciuto lo scrap nel 2017 e una delle prime cose di cui mi sono innamorata sono stati i layout. Mi piacciono perché, con poco o con tanto, riescono già a raccontare una storia, la storia che vogliamo noi. E poi hanno un altro grandissimo pregio: si iniziano e si finiscono. Io non sono molto brava a tenere lavori in sospeso. Mi piace vedere un progetto prendere forma e arrivare alla sua conclusione.
Poi ho scoperto le fustelle: e lì, tanto per cambiare…mi sono innamorata di nuovo. Questa volta delle scatoline.
Anche perché, oltre a romperle… le faccio pure! Mi diverte tantissimo costruirle, metterci dentro un piccolo pensiero e regalarle. Per fortuna, ho anche un’ottima scusa per continuare a produrne: mio marito allena una squadra di pallavolo e ogni anno ha un nuovo gruppo di ragazze. Capirete bene che per me significa avere sempre qualcuno a cui destinare un pensierino creativo.
Ma questi poveri avanzi che cosa devono fare?
Poi c’è un’altra cosa alla quale tengo particolarmente: gli avanzi.
Conservo il materiale. Ma attenzione: non è un conservare compulsivo. O almeno, questa è la mia versione ufficiale. Il punto è un altro: quando realizziamo un progetto prendiamo le misure, tagliamo le carte, utilizziamo quello che ci serve e poi rimangono loro: quei poveri pezzetti. E io mi domando:
“Ma questi avanzi, adesso, che cosa fanno?”
Qualcosa dovranno pur fare! E allora cerco di rimetterli in gioco. Non mi piace nemmeno chiamarlo riciclo, perché non stiamo recuperando qualcosa di vecchio o già utilizzato: sono materiali nuovi che semplicemente non hanno ancora trovato il loro posto. Bisogna soltanto dare loro un’altra possibilità.
Ed è proprio da qui che nasce quella scatola degli avanzi nella quale, ormai lo sapete, ogni mese infilo la mano per vedere che cosa salterà fuori.
Gli appiccichini? Li colleziono!
E adesso devo confessarvi una cosa. Se avete letto qualche mio articolo, probabilmente avrete già capito che io e gli abbellimenti abbiamo un rapporto particolare. Perché a me piacciono, anzi, mi piace collezionarli. Questo è il vero problema.
Quando comincio una serie — può essere una fustella, una carta o qualunque altra cosa — mi piace averla: la tengo lì, la guardo, la sfoglio. So che c’è. E soprattutto…so che è mia.
Poi usarla è tutto un altro discorso: ma non si può avere tutto dalla vita.
E poi arrivò Il Negozio della Mamma di Clè
La mia storia con Il Negozio della Mamma di Clè comincia in una fiera creativa a Torino.
Mi ero fermata davanti a uno stand dove si giocava e si facevano cose con la carta. Non conoscevo praticamente nulla di questo mondo, così ho iniziato a fare domande. Che cosa serve per cominciare? Da dove si parte? Come faccio a capire se questo hobby fa per me? Tra un consiglio e l’altro qualcuno mi parlò del Negozio della Mamma di Clè.
Così presi nota dell’indirizzo e decisi di andare a vedere. Peccato che ci fosse un piccolo particolare che nessuno mi aveva spiegato. All’epoca il negozio di Clè era ancora una rivendita alimentare, con soltanto uno spazio dedicato allo scrapbooking. Io sono passata davanti a quell’indirizzo una volta, poi una seconda, poi una terza. Guardavo il numero civico, guardavo l’insegna e pensavo:
“Ma che cosa avrò scritto? Che appunti avrò preso?”
Però non volevo darmi per vinta. Così, al quarto tentativo, sono scesa. Ho pensato:
“Guardo dalla vetrina facendo finta di niente. Al massimo entro e compro qualcosa.”
Ed effettivamente sono entrata. Solo che non ne sono praticamente più uscita.
Un sabato mattina che ha cambiato tutto
Era un sabato, dentro c’era Clè, seduta a un piccolo tavolino, che stava spiegando come realizzare delle card. Io non sapevo assolutamente nulla di scrapbooking, quindi, all’inizio, ho fatto la cosa più logica possibile: mi sono messa da parte a osservare. Poi Clè mi ha chiesto se desiderassi qualcosa e alla fine ho confessato:
“Io non conosco proprio questo mondo dello scrap… posso guardare?”
E ho cominciato a fare domande, a chiedere spiegazioni. Clè mi raccontò che il sabato mattina organizzava delle dimostrazioni per far conoscere tecniche e prodotti.
Erano i Make and Take: arrivavi, realizzavi una piccola creazione e poi te la portavi a casa. In questo modo potevi capire se quella tecnica ti piaceva, eventualmente acquistare il materiale e provare a rifarla da sola. Il sabato successivo potevi tornare. Se qualcosa non aveva funzionato, Clè te lo rispiegava. Se non avevi capito un prodotto, ti mostrava di nuovo come utilizzarlo.
E per me è diventato immediatamente un…mai più senza.
Il mio sabato mattina
Dal 2018 ho iniziato ad andare praticamente tutti i sabati, prima ai Make and Take, poi ai corsi. Era diventato uno spazio tutto mio. C’erano naturalmente altre persone, si chiacchierava, si lavorava insieme. Io sono molto timida, quindi prima di inserirmi davvero nel gruppo ci ho messo un pochino. Ma ho trovato un ambiente nel quale mi sono sentita bene, soprattutto perché non c’era competizione: ognuno poteva fare ciò che desiderava e interpretare quello che imparava a modo proprio.
Ti spiegavano una tecnica, ti mostravano un prodotto. Poi, se tu volevi usarlo esattamente al contrario…chi te lo impediva? Magari funzionava, e magari era persino più divertente. È anche così che è cresciuta la mia passione per la carta. Perché lo scrap, alla fine, è soprattutto questo
Ripensando a quegli anni — il 2018, il 2019, il 2020 e tutti quei sabati trascorsi insieme — mi rendo conto che lo scrapbooking mi ha regalato molto più di fustelle, carte, scatoline e avanzi da salvare. Mi ha regalato persone. Perché c’è una cosa che non voglio dimenticare: questo hobby unisce, non divide. Si crea insieme, si impara insieme. Ci si scambiano idee, materiali, piccoli pensieri. E qualche volta anche un avanzo dimenticato in una bustina può diventare il punto di partenza per qualcosa di completamente nuovo.
Ah…e naturalmente ci sono loro: le coccole di tè della Mamma di Clè.
Quelle non potevo proprio dimenticarle. 💙
E adesso che sapete da dove arriva La Germanella, forse capirete un po’ meglio perché ogni mese continuo a infilare la mano nella mia scatola degli avanzi.
Perché, in fondo, non sai mai quale storia può essere ancora nascosta dentro un pezzetto di carta.
Get ready to have fun
Get messy
Get your hands stained
And craft your heart out 💙

3 risposte
Che bella persona che sei, anche io adoro collezionare le carte, gli appiccichini, le fustelle…ma poi la Cle mi ha insegnato anche a usarle così sono un po’ te (cerco sempre di utilizzare tutti i pezzettini di carta senza sprechi), ma anche un po’ la Cle, cioè taglio provo, uso…tanto poi deve piacere a me…grazie mi avete aperto la mente a questo bel mondo!!!
Grazie grazie,
Mi raccomando posta quello che realizzi
😘
Per me sei la super Germanella perché tu non lo sai ma per alcuni di noi sei magica.
Prima di conoscerti io buttavo tutti i ritagli di carta più piccoli di una ATC e ora invece è tutto un tesoro.
Hai il tocco di Re Mida. Tu trasformi tutto ciò che tocchi in oro.